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Venezuela e PDVSA

Imark

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Ad una settimana dall'ultimo rilevamento sui prezzi Venezuela bond, è proceduto lentamente il calo dei prezzi al di sotto dei livelli che avevano contenuti i precedenti storni del rimbalzo (ossia i 24-25/100).

Solo il 2034 regge sul margine di tali valori, con bid - ask a 25 - 26/100.

All'opposto c'è il 2018 in scadenza a dicembre, che scambia sui 20 - 22/100, sempre bid - ask ed in mezzo tutti gli altri bond.

Circa il newsflow, a parte il grande esodo di venezulani verso paesi confinanti e le singolari iniziative di politica monetaria del governo bolivariano, niente da segnalare
 

Imark

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E' trascorso circa un mese dall'ultimo rilevamento sui prezzi dei Venezuela bond.

In positivo è da rilevare il fatto che i Venezuela bond, dopo alcune settimane di permanenza sotto quota 24-25/100 - livello critico in quanto aveva fatto da base per la ripartenza del rimbalzo dei prezzi dai minimi - hanno trovato la forza di riportarsi al di sopra di questo livello per quasi tutti i titoli.

Il 2034, da tempo quello meglio prezzato dal mercato, si è spinto fino a quota 29/100, prima di ripiegare leggermente portandosi in midprice poco sotto i 28/100.

In negativo, il movimento recente appare graficamente per questi titoli come una sorta di rimbalzo in un trend discendente che va avanti dalle elezioni presidenziali venezuelane. Questo elemento negativo va comunque preso con le pinze, giacché sui bond distressed le regole dell'analisi tecnica tendono a fallire con facilità, ciò che principalmente li muove è il newsflow.

Il punto è che il newsflow è nullo, se si prescinde dagli appelli/minacce di Trump affinché in Venezuela si ripristini una piena democrazia o dalle notizie su possibile nuovo credito di fonte cinese (comunque destinato, par di capire, alle aziende cinesi incaricate di operare nel paese sudamericano).

Peraltro, con un Trump impegnato a contenere il prezzo dell'oil onde tenere basse le aspettative inflazionistiche negli Usa, un intervento Usa diretto a precludere anche ai venezuelani, come agli iraniani, l'esportazione del proprio oil pare eventualità remota, ed ancor più un intervento militare.

I prezzi dei bond si trovano dunque a galleggiare fra i timori di una "cubanizzazione" del debito, ossia che esso venga di fatto rinnegato finché permarrà al potere il partito di Maduro, e le speranze di un regime change che consentirebbe una ristrutturazione del debito in termini auspicabilmente più vantaggiosi rispetto alle quotazioni attuali.
 

Imark

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Continuo occasionalmente a buttare un occhio sui Venezuela bond. C'è poco da osservare, tuttavia.

Per ciò che concerne i prezzi, si è consolidata nell'ultima settimana la riconquista di quota 24-25/100 da parte di quasi tutti i bond. I valori attuali vedono i titoli scambiare su base 25 bid - 26 ask. Valgono le considerazioni già fatte nel precedente post in merito a tale recupero.

I volumi restano molto contenuti sui retail market tedeschi.

Il newsflow purtroppo è del tutto evanescente, ciò che pure concorre alla stagnazione dei corsi
 

Imark

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Liquidata una parte, che ho girato su altri titoli governativi HY in US$ almeno percepisco le cedole, e volendo li potrei già vendere con un modestissimo gain.
E' arduo capire cosa fare per chi è dentro, perché non si sa quando durerà lo stallo attuale (Trump, Maduro, sanzioni). Finché dura, qui si è impantanati
 

Imark

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Dott. dovresti fare un update ,il ladrone a trasferito i beni della PDVSA ad una nuova società statale
Ringrazio Laht per aver postato il link alla news su Investireoggi.it, eccolo:

https://www.argusmedia.com/pages/NewsBody.aspx?id=1778437&menu=yes?utm_source=rss Free&utm_medium=sendible&utm_campaign=RSS

Devo dire tuttavia un paio di cose.

La prima, che si tratta di un progetto che nei suoi intenti è di scarsa utilità, poiché pensare di aggirare per questa via le prerogative dei creditori è cosa risibile. Se l'intento fosse quello di avere maggiore facilità di relazioni con i fornitori, nessuno darebbe credito ad una società sol perché si sostituisce ad altra indebitata, solo chi già accettava di lavorare con PDVSA potrebbe accettare di lavorare con la nuova entità.

Cira i debitori, nessun giudice terzo accetterebbe che gli sia sottratta in tale maniera la garanzia patrimoniale, seppure generica, trattandosi di creditori chirografari. In Venezuela si può fare perché è un regime di tipo autoritario, a prescindere dal fatto che vi siano elezioni politiche.

Anche qui quindi non cambia nulla: l'inadempimento resta una situazione de facto, spostare gli asset da una scatola all'altra non serve, tanto PDVSA comunque non pagava e i suoi asset, salvo quelli esteri, non mi pare siano aggredibili adendo né tribunali nazionali, né corti internazionali (ove ciò fosse contemplato nei prospetti), perché non si potrebbe in nessun caso appropriarsi di tali beni in Venezuela.

La sola cosa che rivela, se la notizia fosse seguita dai comportamenti indicati, è l'intenzione di Maduro di continuare a non pagare. Ma tanto questa situazione si era compresa già da tempo.
 
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